Caratteristiche

Collana: Melting Pot
Formato: 13 × 20,5
Pagine: 160
Prima edizione: 1994
ISBN: 88-86051
Prezzo: € 10,33
Lingua originale: portoghese
Traduttore: Vincenzo Barca

Il libro

Dell’addio, molto più tragico, di un calciatore parla il brasiliano Edilberto Coutinho nel racconto che dà il titolo alla raccolta Maracanã, addio. Il Maracanã di Rio de Janeiro è lo stadio più famoso del mondo, il tempio del calcio brasiliano – un calcio che per tradizione, campioni e vittorie non ha rivali. Anselmo, il protagonista, ripercorre la triste parabola di tanti campioni brasiliani: dai gol e dal successo all’oblioe all’autodistruzione con l’alcol, per l’incapacità di sopravvivere alla propria fama e accettare un’esistenza «normale». In un Maracanã deserto e buio, col solo guardiano a fare da spettatore, Anselmo, ubriaco, ripete per l’ultima volta l’azione che tanti anni prima lo aveva reso famoso. È tornato nel suo stadio come il professore dell’Angelo azzurro era tornato alla sua vecchia cattedra. L’uno e l’altro rovinati da passioni esagerate.

Vola ‘Uccellino vola’ di Darwin Pastorin

Mané Garrincha continua a vivere. L’ala destra dalla gamba sghemba, che parlava ai passeri e che vinse due mondiali, non è soltanto un mito romantico del calcio. È diventato una sola moltitudine. Il neo-eletto presidente del Brasile, Luiz Inacio ‘Lula’ Da Silva, l’ex operaio metallurgico e sindacalista pernambucano, ha citato Garrincha come un esempio di giocatore di sinistra: umile, generoso, portato istintivamente a difendere i più deboli. Non solo, l’ex attaccante del Botafogo e della Seleçao appartiene alla letteratura: è stato cantato da Vinicius de Moraes, Carlos Drummond de Andrade, Edilberto Coutinho e Jorge Amado. Vinicius modulò, nel suo ‘Canto di amore e angoscia per la Nazionale d’oro del Brasile’: «La rivoluzione sociale in marcia si ferma meravigliata a vedere il signor Mané palleggiare e poi prosegue il cammino». Nel mio piccolo, gli ho dedicato un libro, ‘Ode per Mané’, con queste parole: «Resta la memoria dei sogni che abbiamo sognato, che hanno cullato i nostri giochi di bambini. Con tenerezza, riprendo me stesso fanciullo per mano, un ragazzino che, su quei prati che erano ancora prati, urlava ai suoi amici ‘io sono Garrincha’, e con il numero sette che mia madre mi aveva cucito sulla maglietta inseguivo un pallone e la vita».