Caratteristiche

Collana: Melting Pot
Formato: 13 × 20,5
Pagine: 128
Prima edizione: 1996
ISBN: 88-86051-38-7
Prezzo: € 9,81

Lingua originale: portoghese
Traduttore: Vincenzo Barca

Il libro

Il colonialismo portoghese subisce in queste memorie una sconfitta senza appelli, sia nella sua epoca di auge – ideologicamente retrograda, filtrata attraverso l’educazione che la narratrice riceve, elitismo razziale, provincialismo becero, repressione del desiderio -, sia tra le rovine di questo mediocre impero sgretolato ormai dalla guerra – l’opportunismo e il grigiore delle famiglie dei militari alienati, il senso immanente di putrefazione, decadenza di un mondo sorretto ormai solo dalla retorica vuota.

Dalla introduzione di Roberto Vecchi

“C’è un’Africa largamente inesplorata e ancora in gran parte sconosciuta ai lettori italiani, un’Africa lontana anni luce da suggestioni esotiche o luoghi comuni convenzionali. E’ un’Africa assente, oggi, dalle carte geografiche, cancellata dalla lavagna della Storia dal venti frementi indipendentistici che l’hanno percorsa tra gli anni ’60 e ’70 che ne hanno decretato una volta per tutte l’archiviazione, la disfatta inappellabile dinanzi all’impetuoso, inarrestabile emergere del bisogno di autodeterminazione dei suoi popoli.
E’ l’Africa coloniale portoghese, quella che la retorica declamatoria ufficiale designava con uno sgraziato eufemismo conciliatorio “province oltremarine”, un filo ininterrotto lungo oltre cinque secoli che univa la Metropoli portoghese, finisterra d’Europa, con alcuni improbabili Eldoradi, da popolare e depredare a piacimento, in virtù del primato espansionistico.
Tra questi, l’Angola, forse il più avvinto in questo indesiderato e soffocante cordone ombelicale: della sua vicenda di redenzione, con l’agonia ormai rantolante del progetto imperialistico che sprofondando trascina con sé la dittatura salazariana allo spasimo, ci sono giunti tradotti echi distinti e luminosi, dalle voci resistenti dei musseques della Luuanda di José Luandino Vieira, ai crepitii del fronte di guerriglia in Mayombe di Pepetela.
Ma non era ancora pervenuta al pubblico italiano alcuna voce di quella che in Portogallo si suole ormai chiamare la “generazione della guerra coloniale”, quella che dal versante tumultuoso portoghese impegnato su più fronti critici – non ultimo quello interno – ha vissuto ed è stata testimone oculare del conflitto, se si eccettuano i nitidi riflessi presenti sullo sfondo di La costa dei sussurri di Lidia Jorge.

La letteratura di guerra ha sempre rappresentato costitutivamente – come si può ben intuire – un genere letterario, per così dire, androcentrico: anche per questo il romanzo Percorsi (dal Luachimo al Luena) di Wanda Ramos (Guaraldi-Aiep, 1996), il primo romanzo femminile integralmente dedicato all’esperienza autobiografica angolana prima della colonia, poi della guerra coloniale, segna un momento fulcrale all’interno di questo vasto movimento letterario.”

Nota biografica

Gelfemina Wanda de Carvalho Vidal Ramos nasce da genitori portoghesi in Angola, nel Dundo, nel 1948 e qui trascorre buona parte dell’infanzia; emigra poi a Lisbona per condurre gli studi secondari ed universitari, dove si laurea in Lingua tedesca e inglese; all’inizio degli anni ’70, in piena guerra coloniale, fa ritorno in Angola col marito medico in servizio militare distaccato sul fronte est: questa circostanza, accende il lavoro della memoria, volontaria ed involontaria, sulla sua infanzia angolana. Si stabilisce quindi a Lisbona dedicandosi alla traduzione di saggi e romanzi di numerosi autori del nord e del sud del mondo, lavoro per cui fu anche premiata.