Collana: Melting Pot
Formato: 13 x 20,5
Pagine: 192
Prima edizione: 2007
ISBN: 88-6086-006-4
Prezzo: € 14,00

Traduzione: Corradi – Soravia

Lingua originale: Indonesiano

Il romanzo, opera di uno dei massimi scrittori indonesiani del secolo scorso, fu pubblicato nel lontano 1949, quando l’autore era in carcere a causa della lotta per dell’indipendenza dell’Indonesia dall’Olanda. Il testo risente di questo clima perché la tematica descritta è incentrata sulla resistenza all’invasione giapponese e sulla speranza della creazione di una nazione indipendente.
Il romanzo costruisce tipologie di persone che pur collocate all’interno di un momento di lotta militare impersonano l’essere umano con le sue contraddizioni e le sue incertezze. Tipologie che vanno dalla figura dell’eroe, non colto nei momenti dell’atto eroico, ma visto proprio nella sua dimensione più umana: un eroe che sa perdonare, che sa comprendere, che sa amare.
La lotta, la fatica di una vita di stenti nel continuo fuggire, non impediscono ad Hardo, il protagonista della vicenda, di avere la consapevolezza che prima di tutto o insieme ad ogni altra cosa contano i sentimenti. E’ qualcosa di totalmente diverso da quello che ciò che solitamente pensiamo di un guerrigliero, che deve essere duro e inflessibile. Hardo, pur nella sua grandezza mitica, non si lascia sopraffare da sentimenti di odio e violenza.
A questa tipologia si contrappone nello stesso romanzo di Pramoedya quella dell’eroe tutto dedito alla causa, per sostenere la quale è disposto a sacrificare amicizie e sentimenti.
Né poteva mancare la figura del traditore e quella che noi chiameremo del collaborazionista.
Tutti questi personaggi hanno però una tipicità non tutta definita perché ripensamenti, riconsiderazioni, ne fanno delle figure incerte, dubbiose.
Il tentativo del narratore non si limita a definire i vari tipi di eroi, ma vuole descrivere anche le lacerazioni interne che li accompagnano in ogni azione che intraprendono. I personaggi vengono umanizzati più che tipicizzati.
Tuttavia la caratteristica più significativa del romanzo sta nella struttura formale. Nella romanzo occidentale le dimensioni dello spazio e del tempo sono modulate con totale libertà; i personaggi percorrono in tutte le direzioni lo spazio e attraversano il tempo con un andamento pendolare perché il tempo scorre avanti e indietro secondo l’esigenza della narrazione.
In questo romanzo indonesiano lo spazio e il tempo sono invece ben delineati. Tutta la vicenda si svolge in 24 ore circa in una unità di tempo che ricalca molto da vicino la concezione aristotelica dell’unità di tempo della tragedia.
Ma anche lo spazio è definito. Il romanzo lo suddivide in quattro quadri all’interno dei quali lo spazio risulta unitario. Vi si riconosce una legge di prossimità, il legame di una stessa unità geografica. Infine non poteva mancare l’unità di azione, perché la vicenda è unica e riguarda Hardo, la sua fuga e il tentativo dei giapponesi di catturarlo.

La teoria aristotelica delle tre unità si applica alla forma letteraria più sviluppata della Grecia antica e cioè al teatro, e in particolare al teatro drammatico. Infatti la sua applicazione aveva la funzione di comprimere i sentimenti che solitamente nella storia (come affermava Manzoni ) si sviluppano diluiti nella dimensione spazio – temporale. I sentimenti non arrivano a tragedia se non quando sono costretti, compressi e quindi capaci di esplodere. Ma perché ciò avvenga è necessario che le categorie in cui i fatti avvengono, cioè lo spazio e il tempo siano legati da un vincolo unitario. Il massimo della compressione temporale e spaziale determina il massimo della esplosione del sentimento e quindi del dramma.
E’ un po’ quanto accade in questo romanzo di Promoedya perché la sostanziale atipicità dei personaggi è spiegabile per il fatto che tutta la vicenda volge al dramma finale; la lotta di liberazione, la fuga di Hardo, si risolvono in una tragedia finale, in una morte che assume il carattere di un atto sacrificale, forse necessario per l’esito finale della lotta di liberazione e la nascita di una nuova nazione.
Il romanzo merita di essere letto proprio per conoscere la cultura letteraria dell’origine di una nazione come l’Indonesia. (Raffaele Taddeo)


Promoedya Ananta Toer: nota biografica

Pramoedya Ananta Toer è figlio di un insegnante nazionalista e di una matriarca giavanese, si avvicinò al giornalismo durante l’occupazione giapponese e, da indipendentista, tra il ’47 e il ’49 conobbe il carcere degli olandesi. Di nuovo, finì dietro le sbarre tra il ’60 e il ’61. Quando, nel 1965, un colpo di Stato anticomunista rovesciò Sukarno e portò al potere Suharto, Pramoedya – come quasi tutti i simpatizzanti di sinistra sopravvissuti ai pogrom – cominciò un tour di 14 anni nei gulag tropicali, viaggio che culminò nel lungo soggiorno sull’isola di Buru. Qui, senza poter scrivere, a voce raccontava ai compagni le sue storie, che solo dopo divennero pagine. Ne uscì nel 1979, restò agli arresti domiciliari fino al 1992 e fu veramente libero solo con la caduta di Suharto, nel 1998. Semisordo per le botte ricevute, malato (non scriveva dal 2000), fino all’ultimo restò fermo sulle sue certezze: dalle sigarette al chiodo di garofano all’idea che «l’anticomunismo ha ucciso la democrazia in Asia» e che, dopo Sukarno, son venuti «solo clown». È stato tradotto in una quarantina di lingue. Il Saggiatore ha avviato la pubblicazione della tetralogia ma l’ha interrotta nel 2000 dopo il secondo volume. Aiep Editore ha pubblica lo straordinario racconto “Il fuggitivo”, ambientato nel periodo della resistenza degli indonesiani all’occupazione giapponese.