I mulini del  fosso di Canepa

Collana: Piccolo Stato
Formato: 210 x 240
Pagine: 144
Prima edizione: 2016
ISBN: 88-6086-130-6
Prezzo: € 20,00

Illustrazioni: Carte e disegni tecnici, fotografie a colori

“La nascita e l’evoluzione del complesso monumentale di Canepa rappresenta un unicum sia per quanto riguarda le tecniche utilizzate per far muovere le macine, sia nella disposizione delle stesse e dei mulini lungo il corso d’acqua. Uno splendido complesso monumentale che la Repubblica di San Marino non ha saputo ancora valorizzare, nonostante un restauro scientifico effettuato ormai da alcuni decenni che ha frenato la decadenza, ma non è riuscito ad evitarla. Molto interessante l’analisi degli architetti Semprini e Morganti che già si sono occupati dei rilievi e di alcuni restauri dei mulini.”

Il mulino

Per quanto concederne il mulino, nell’immaginifico collettivo, il grado zero della riconoscibilità che ordina le entità di una collezione è la classica distinzione dovuta alla differente forza motrice: il mulino è essenzialmente mulino ad acqua a ruota verticale “vitruviana” e mulino a vento.

La distanza storica che ci separa dall’esperienza dell’arte molitoria, è talmente vasta che abbiamo sostituito il ricordo di una realtà concreta con un immaginario fiabesco. Nel centro Italia, infatti, il tipo più diffuso di mulino e di tipo semplice a ruota orizzontale e forza motrice idraulica. Lo stesso dicasi per San Marino ad esclusione del ricordo secentesco di un mulino a vento citata negli Statuti del 1600, tutti gli esistenti sono mulini ad acqua a trasmissione diretta.

Canepa

Il fosso di Canepa è uno dei luoghi più impervi e suggestivi di San Marino, al termine di una forra profonda oltre 40 metri, tra una vegetazione così fitta che sembra quasi una foresta equatoriale. Lungo il fosso, tra grotte ormai inaccessibili e cascatelle, in prossimità della deliziosa chiesetta di Ca’ Centino, si scorgono ancora alcuni vecchi mulini. Qualcuno è ormai diroccato e sommerso da rovi e ortiche, altri hanno mantenuto abbastanza integra la loro leggibilità. Risalgono più o meno al 1700 e sono rimasti testimoni muti di un’economia agreste, ma molto dinamica e ben strutturata. Avrebbero dovuto essere recuperati, restaurati e valorizzati all’interno di un progetto naturalistico che ormai ha più di vent’anni. Forse addirittura 30.

Non se n’è fatto niente e l’incuria rischia di farli sparire.