Collana: I Caribù

Formato: 15 × 21
Pagine: 192
Prima edizione: 2012
ISBN: 88-6086-065-1

Prezzo dell’edizione cartacea: € 20,00

Prezzo dell’edizione digitale: €   8,00

Il libro

“Fin dai primissimi passi, in Francia, come negli Stati Uniti, in Italia, Germania e nei paesi nordici, il cinema è stato prima un consumatore onnivoro e poi un creatore di miti legati alle figure degli eroi, al riti di iniziazione e di crescita, a quelli di fondazione delle città e di scoperta e conquista di nuove terre e nuovi mondi. Nel corso della sua storia ha attinto in prevalenza alle mitologie dell’area mediterranea, facendo prevalere nettamente quelle legate alla storia romana piuttosto che quelle derivanti dal mondo greco. L’unico vero mito in grado di contrastare l’egemonia romana nell’immaginario cinematografico dell’era del muto e del sonoro è stato quello di Eracle. Allo studio di questo mito, delle sue radici, delle sue metamorfosi nel tempo e della sua piena rinascita nel cinema italiano di genere, a cavallo degli anni Sessanta, è dedicato il lavoro di Maria Elena D’Amelio, frutto di tre anni di ricerche condotte nell’ambito del dottorato in Scienze Storiche dell’Università di San Marino diretto da Luciano Canfora”.

Il primo capitolo esamina la nascita del film colossale e mitologico nel cinema italiano a cavallo della prima guerra mondiale e la sua influenza sulla costituzione dei riti pubblici del fascismo.

Il secondo capitolo affronta l’analisi della nascita e sviluppo del genere mitologico che trova negli anni cinquanta in Ercole il suo eroe più rappresentativo e che, grazie alle gesta del figlio di Zeus e di Alcmena, riscritte da un esercito di sceneggiatori guidato da Ennio De Concini, ha il merito di rivitalizzare il cinema italiano facendolo uscire da una delle tante crisi profonde del dopoguerra.

Il terzo capitolo è dedicato a una ricostruzione delle diverse trasformazioni del mito di Ercole dal mondo greco e romano, al suo adattarsi progressivo alle diverse età di riferimento e al suo perdere di spessore e complessità e di tutta una serie di lati oscuri a favore dell’immagine vincente del vir perfectissimus.

Il quarto e ultimo capitolo affronta il nucleo profondo dell’uso pubblico e politico della figura di Ercole negli anni della guerra fredda, dell’americanizzazione e del boom economico cercando di sciogliere alcuni nodi di tipo ideologico non subito visibili a una lettura di superficie del racconto.

Senza raggiungere la paranoia dei film di fantascienza americana dei primi anni cinquanta l’insieme del genere italiano intende trasmettere al grande pubblico popolare alcuni messaggi trasparenti e rassicuranti che vanno dalla rievocazione della tirannide, facilmente identificabile con il fascismo, contro cui Ercole si batte nella maggior parte dei casi, alla lotta nei confronti di altre forze che potrebbero minare i fondamenti della democrazia, che in ogni caso trionfa alla fine ricacciando grazie a Ercole agli Inferi le forze del male. Dal momento che questa produzione ottiene il sostegno governativo è legittimo pensare che oltre alla rievocazione della tirannide fascista in molti film si alluda al pericolo comunista contro cui Ercole si batte per ristabilire il potere di un buon governo che ha tutte le caratteristiche del governo democristiano e, volendo allargare lo sguardo, della democrazia americana di cui gli Stati Uniti sembrano aver fatto dono all’Italia, inviando come ultimo dono, dopo i pacchi UNNRA anche i corpi dei culturisti nei quali si reincarna il mito di Ercole.

(dall’introduzione di Gian Piero Brunetta)

Elena D’Amelio