Collana: Acta Minima (28)
Formato: 12 x 19 cm.
Pagine: 96
Prima edizione: 2014
ISBN: 88-6086-112-2
Prezzo: € 8,00

Quando si sa raccontare, anche se si parte da un angolo nascosto
e perso in qualche anfratto fuori dalle traiettorie della luce, si
finisce sempre per evocare un mondo.
Ettore Tombesi in questo libro evoca il suo mare, quello anche
nostro, quello della costa adriatica di Rimini e della Romagna.
Per chi come lui è nato e cresciuto a Rimini, la spiaggia e il mare
sono un mondo di cui si conoscono dettagli e riflessi inediti.
La cosa che mi colpisce in questi racconti, però, è come Ettore
riesca a descrivere e rivelare in modo articolato senza che di quel
mondo si perdano la fragranza e la magia sospesa.
Trovo che l’incedere del suo ritmo richiami il moto delle onde,
il resto poi lo fa quella scrittura sciolta, disinvolta, ricca di parole
che solo chi ha lavorato sulle spiagge conosce… parole calde, potenti,
che già contengono quegli odori, quella luce e quei colori.
Non manca inoltre quella vena di ironia malinconica, sarcasmo
a volte, nel sottolineare le tematiche legate alla decadenza, alla
nuova faccia che quei luoghi via via assumevano mentre Ettore
cresceva… al sogno infranto delle magie dell’infanzia.
Nel racconto del “Gabbiano” c’è un continuo contraltare tra
il sogno di Livingstone, il celebre gabbiano di Richard Bach, e
la cruda visione della morte, sospesa in acqua e sballottata dalla
corrente.
La vita come un volo, e l’atterraggio pesante e goffo dell’ultimo tuffo, che qui appare anche sotto il suo aspetto liberatorio… perché
chi vive al mare da sempre non può non avere un rapporto di
amore-odio anche con i simboli più idilliaci di quel mondo.
Ma ciò che a mio avviso prevale è la forza di questa scrittura,
che ti racconta il vento, le onde, il sale e i visi di chi a contatto con
queste cose ci vive.
Io ci sento dentro anche una musica… non le solite musiche a
commento dei documentari sugli ambienti marini, ma qualcosa
che ha a che fare più con il correre del sangue di chi racconta,
mentre racconta.
Credo che dopo la lettura di questo libro nascerà spontanea la
voglia di andarci, in questi posti, o tornarci con un occhio diverso…
e credo che possa capitare di incontrare Paolone, o i ragazzi
nordafricani che fanno il bagno in barba al divieto di balneazione…
poi magari provare a contare il numero delle onde al minuto,
cercando di evitare, al ritorno, l’onta della scuffiata.

Roberto Monti