Collana: Melting Pot
Formato: 13 × 20,5
Pagine: 237
Prima edizione: 2005
ISBN: 88-88040-67-6
Prezzo: € 12.91
Traduzione: Shorsh A. Surme

Il Castello di Dimdim racconta la lotta integerrima e infine la resa orgogliosa di Khano Lapzerin (“dal braccio d’oro”), re curdo del XVII secolo, dominatore del castello di Dimdim, vicino al lago di (Iran), nel cuore del Kurdistan geografico.

La trama

Accerchiato a destra dallo Scià di Persia e a sinistra dal Sultano ottomano che opprimeva e sbaragliava i curdi occidentali, Khano struttura la resistenza del popolo curdo, da sempre diviso in tribù, sette e dialetti. Paradigma “geopolitico” quanto mai attuale; basta dare un’occhiata alle cronache, le quali ci raccontano le incursioni contro i curdi degli eserciti iraniano e turco. Alle parole Scià e Sultanato, basta sostituire quelle di Repubblica islamica iraniana e Repubblica laica turca; lo scenario è praticamente lo stesso. Al posto del leggendario Khano, occorrerebbe mettere dei guerriglieri (o terroristi, a seconda dei punti di vista) arroccati sulle alture del Kandil, e il gioco sarebbe fatto. Ma torniamo a noi. La storia di Khano, dicevamo, è stata raccontata per circa due secoli e mezzo da numerose generazioni di curdi, che in essa trovavano un mito fondativo e uno specchio di riconoscimento identitario. Finchè Ereb Shamilov (per i curdi Erebe Şemo), curdo di religione yezidi, nato nella città di confine fra impero russo e turco, Kars, non la mise per iscritto nel 1966. Il nostro Shamilov, che col suo “Il Pastore curdo” può essere considerato il primo romanziere curdo moderno, in quel milieu accademico pensò bene di dare supporto scritto alla tradizione orale curda e, dopo la prima versione in russo, ne produsse una in curdo, in alfabeto latino. Nel 1975, l’Accademia curda di Baghdad traslitterò la storia in alfabeto arabo e su quella versione ha lavorato il traduttore Shorsh Surme, curdo iracheno rifugiato in Italia e corrispondente fra i due paesi per diverse testate giornalistiche. Ecco allora che ci troviamo davanti il primo e unico libro fino ad ora tradotto direttamente dal curdo all’italiano.

Il castello di Dimdim è un’epopea in piena regola. Vi si raccontano le fasi e le vicende della guerra fra i curdi e gli eserciti nemici, si dà conto della geografia montuosa che ai curdi è intrinseca come ai fenici è intrinseco il mare; si assaggia il sapore dei bazar di quella terra crocevia di mondi lontani, il miscuglio delle etnie, delle religioni, dei comportamenti e delle tradizioni: chi porta merci da Damasco, chi su dall’impervio Caucaso, chi dall’India, da Samarcanda, da Istanbul. E naturalmente, non poteva mancare il filo rosso di una storia d’amore. Il più fiero tra i giovani soldati, Shabab, e la più bella ragazza del villaggio, Dulbar, insidiata da personaggi meschini e viscidi come la guardia Kurshid. È insomma un’epopea bellico-amorosa in piena regola, un racconto in veste orientale scaraventatoci sullo scaffale dalle profondità immutabili di una storia lontana…e attualissima.

L’edizione italiana (AIEP editore, 1999, Repubblica di San Marino) è stata tradotta dal curdo (in alfabeto arabo) di Shorsh A. Surme. Il libro fa parte della collana “ Melting Pot – Narrativa dei paesi del sud”. La prima versione in russo e quella immediatamente successiva in curdo (alfabeto latino) risale al 1966. La translitterazione ad opera dell’Accademia curda di Baghdad è del 1975.

Biografia

lo scrittore Ereb ShamilovErab Shamilov è uno scrittore armeno. Ha scritto in lingue curde e armene. Partecipò alla guerra civile del suo paese. Nel 1920 ha lavorato come giornalista per le testate “Dawn of the East”, “Bacino Ria”, “Il Kurdistan sovietico”. Alla fine del 1920 insieme a Isaac Marogulovym ha sviluppato l’alfabeto curdo latinizzato. Nel gennaio del 1937, durante la repressione di Stalin è stata arrestato. Dopo la liberazione (1953) ha continuato la sua carriera letteraria.  Il suo primo lavoro, “Lzheotshelnik”, è stato pubblicato nel 1930. Quindi il romanzo “Il pastore curdo” (1931) e “The curdi Alagyaz” (1936). Nel 1958 ha pubblicato “Dawn” (“Bәrbang”), nel 1959 – il romanzo “Una vita Fortunata” (tradotto in armena in 1961-1964, in russo – nel 1965). Nel 1966 fu finalmente pubblicato il primo romanzo della letteratura curda, con il titolo “Smoke-fumo” (in traduzione russa, pubblicato poi nel 1969).Pubblicato in lingua italiana nel 1999 da Aiep Editore col titolo ‘Il castello di Dim Dim’.  Oltre a testi in lingua alla russa e armena, è anche autore di opere tradotte in georgiano, tedesco e francese.

Ereb Shamilov (Erebe Şemo, in curdo, 1897-1978), nacque a Kars, nell’attuale nord-est della Turchia, in una zona da sempre contesa fra impero russo e impero ottomano. Fu attivo soprattutto fra Armenia e Russia e infine esiliato da Stalin. È considerato uno dei primi romanzieri curdi, grazie al suo “Il pastore curdo”; dai suoi testi in Italia sono state tratte due opere.