Ormai è certo, c’è acqua allo stato liquido su Marte

Un altro passo importante nella ricerca della vita extraterrestre è stato compiuto nella direzione indicata da Stefano Cavina nel suo libro “Uomini o marziani, Marte e l’origine della vita”. L’astrofisico David Stillman ha valutato la compatibilità del riflesso della onde radar in particolari zone poste sotto la superfice di Marte con quello rilasciato da molecole di acqua allo stato liquido, attraverso un esperimento di laboratorio che ha riprodotto le condizioni che si trovano sotto la superfice del pianeta rosso.

Si veda a tal proposito l’articolo pubblicato su Coelum Astronomia: “Acqua liquida su Marte”

«Sulla Terra laghi di acqua liquida al sotto dei ghiacciai delle regioni artiche e antartiche sono effettivamente presenti», afferma Stillman, «Agglomerati di sali idrati hanno delle incredibili proprietà antigelo e consentirebbero a miscele di ghiaccio e salamoia di rimanere allo stato liquido anche a – 75 °C. Per confermare questa ipotesi, abbiamo studiato la natura di questi sali in laboratorio, verificando quale tipo di segnale avrebbero inviato al radar».

Cavina già nel settembre 2020 aveva informato delle scoperte che stavano confermando l’ipotesi della presenza di laghi di acqua salata sotto la superfice.

Nel 2021 nel proprio libro “Marte e l’origine della vita” Cavina scrive:

“Laghi segreti
Se parte dell’acqua liquida marziana è filtrata nel sottosuolo, come riuscire
a individuala? Sulla Terra, nella sola Antartide, sono stati scoperti
oltre centoquaranta laghi subglaciali (cioè coperti da una volta ghiacciata)
utilizzando onde radar a bassa frequenza. Il più grande finora
individuato, è il lago Vostok, scoperto nel 1994 a una profondità di quattro
chilometri. Il bacino è lungo 250 km e largo 50 km, e contiene oltre
cinquemila chilometri cubi di acqua dolce, nonostante si trovi sotto la
calotta polare antartica 13. Naturalmente esistono anche laghi non subglaciali,
alcuni dei quali visitabili, come il lago sotterraneo Saint Léonard,
che si trova in Svizzera, che ha una lunghezza di circa 300 metri e una
larghezza di 20 metri, o il lago La Marmora, un bacino sotterraneo lungo
130 metri, largo più di 25 metri e con una profondità massima di 9 metri,
che si trova in Sardegna.
Il primo lago subglaciale marziano è stato scoperto da un gruppo di
scienziati italiani guidati da Roberto Orosei, dell’Istituto nazionale di
astrofisica (Inaf) e investigatore principale dell’esperimento MARSIS, che
ha annunciato la scoperta in un articolo pubblicato su Science il 3 agosto
2018, dal titolo Radar evidence of subglacial liquid water on Mars14.
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Dell’esistenza di laghi sotterranei su Marte, si ipotizzava già dagli
anni ’90 del XX secolo, e quando fu messa in programma la missione europea
Mars Express, l’Agenzia Spaziale Italiana suggerì d’installare sulla
navicella, un radar a bassa frequenza per sondare il sottosuolo a grande
profondità (radar a cui sarebbe seguito il più sensibile CRISM montato su
MRO). Per risolvere il dilemma, il radar del Mars Express ha sondato per
più di dodici anni le calotte polari di Marte in cerca di indizi. Qualche
eco insolitamente “intrigante”, era già stato osservato dai ricercatori nel
corso degli anni, ma senza ottenere una evidenza sperimentale certa,
sulla presenza di acqua allo stato liquido.
Il gruppo di scienziati, che ha firmato l’articolo pubblicato su Science,
ha analizzato per tre anni, dal 2012 al 2015, i dati più promettenti
provenienti dalla regione del Planum Australe, arrivando alla conclusione
che i riflessi radar provenivano da uno specchio di acqua liquida. Il lago,
si estende trasversalmente per venti chilometri sotto la calotta polare
meridionale ed è, molto probabilmente, composto da acqua salata, dato
che si trova solo a un chilometro e mezzo di profondità, dove la temperatura
è sicuramente molto al di sotto di 0°C. L’acqua si mantiene liquida,
perché i sali disciolti, probabilmente simili quelli che la sonda della NASA
Phoenix ha trovato nel ghiaccio della zona circumpolare nord, agiscono
da “antigelo” nonostante la temperatura arrivi a -74°C.
Certi della presenza di altre falde acquifere, e grazie alla messa a
punto del metodo di analisi, il 28 settembre 2020 un altro team italiano,
guidato da Elena Pettinelli, geofisica dell’Università Roma Tre, insieme
a Sebastian Lauro, che aveva partecipato anche alla prima scoperta, annuncia
la scoperta di altri tre piccoli laghi, nelle vicinanze del primo,
pubblicando i risultati della scoperta su Nature Astronomy, col titolo: Multiple
subglacial water bodies below the south pole of Mars unveiled by new
MARSIS data.
Naturalmente, come sempre quando si fa scienza, non tutti i ricercatori
sono certi della presenza di acqua liquida. Steve Clifford, astronomo
presso il Planetary Science Institute in Arizona, ritiene che la scoperta
sia molto convincente, ma non conclusiva o definitiva, perché esiste sempre
la possibilità che i riflessi analizzati siano il prodotto di condizioni
subglaciali ancora sconosciute e non prevedibili. Per avere una risposta
definitiva si dovrebbe scendere al polo sud e perforare la calotta fino a
una profondità di 1.500 metri, ma si sa, la scienza è scetticismo critico.
Quello che è certo, è che acqua, sali, e rocce a protezione dalle radiazioni,
sono i migliori ingredienti per permettere l’esistenza di possibili nicchie
di vita marziana.”
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