Muore Mariella Mehr, con lei la scrittura è diventata una potente arma di riscatto

“L’odio e la disperazione di mia madre mi hanno vomitata in un paesaggio di orrore”. La bambina diventa un urlo, un urlo disperato, pietrificato e Steinzeit, tempo di pietra, è significativamente il titolo originale del libro scritto senza punteggiatura in un susseguirsi di brandelli di ricordi. La sua è una storia di violenze inaudite subite nella civilissima Svizzera solo perché di origine zingara.

 

Mariella Mehr Steinzeit silviasilviosilvana

Link al libro

 

Traduzione dalla lingua tedesca : Fausta Simona Morganti

Mariella Mehr è nata a Zurigo nel 1947 (m.2022), pluripremiata, è simbolo della denuncia per le violenze subite dai bambini. Di etnia Jenisch, ha subito persecuzioni in nome del programma eugenetico promosso dal governo svizzero nei confronti dei figli appartenenti a famiglie nomadi. La rabbia contro le istituzioni sviluppò in lei uno spirito ribelle che la condusse a subire quattro ricoveri in ospedali psichiatrici e quasi due anni di carcere femminile.

Niente,
nessun luogo.
C’è ancora rumore
di sventura nella testa,
e sulla mappa del cielo
io non sono presente.

Mai è stata primavera,
sussurrano le voci di cenere,
sulla bilancia del linguaggio
sono una parola senza peso
e trafiggo il tempo
con occhi armati.

Futuro?
Non assolve
me, nata sghemba.
Vieni, dice,
la morte e un ciglio
sulla palpebra della luce.

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