Il grido fertile della poetessa Milena Ercolani

«A fatica,
come uno squalo in un ruscello, soffoco nel ricordo dell’oceano amato …
Le ossa stanche non riposano,
piano passano i giorni,
ma io, equilibrista d’acqua secca,
muovo la pinna
sotto ai miei piedi
di salsedine affamati.
Fiacca e ammaccata scorgo un varco,
rinasco
in flutti d’oceano
e l’anima riassapora
la dolcezza del sale».

Presentato lunedì 18 giugno

Come sostiene Andrea Galgano nella sua prefazione, il testo di Milena Ercolani racchiude un grido fertile. Il grido non è solo l’indizio di una voce inascoltata, è una domanda elementare di felicità. Può essere la cifra di un urlo disatteso e ignorato, pronunciato come viscere del mondo (come accade in Teorema di Pasolini), può manifestarsi come orizzonte interiore o di scrittura che arrischia l’anima, la mette a nudo, testando la gemma vibrante dell’essere, il suo limite e la sua fioritura estrema. Non siamo i creatori della vita e del suo mistero profondo, della sua anima più abissale, sostiene Galgano.

La raccolta di poesie di Milena Ercolani è una delicata  riflessione sulla ricerca della libertà. Attraverso immagini evocative aiuta a comprendere noi stessi superando i limiti per ritornare a ‘nuotare’ nel grande mare rappresentato dal nostro ambiente naturale.

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