Mostro di Firenze, il libro del figlio dell’avvocato storico di Pacciani rilancia l’ipotesi dei mandanti

Alessio Fioravanti: «La storia è romanzata, ma parte dagli archivi di mio padre. Lui era convinto che Pacciani, un mostro nella vita privata, avesse un ruolo marginale nei delitti»

Il mostro di Firenze torna ad ispirare la narrativa. E stavolta da un punto di vista privilegiato: quello di Alessio Fioravanti, figlio dell’avvocato Pietro Fioravanti, difensore di Pietro Pacciani tra il 1989 ed il 1994. «Il titolo Occhio – spiega appunto Alessio, oggi anch’egli legale – non c’entra solo col celebre volantino del Comune di Firenze, che invitava le coppie a non appartarsi, ma è un riferimento alla massoneria, all’occhio della provvidenza…». Già, perché quello firmato da Fioravanti – e da Alessandro Bartolomeoli, autore del romanzo sulle sette sataniche Cui prodest – è un thriller destinato a far parlare, che rilancia l’ipotesi dei mandanti, teorizzata da Alessio già ai tempi della tesi di laurea: «Un’iniziativa che accademicamente non mi ha premiato, credo di essere uno dei pochi studenti dell’Università di Firenze ad aver litigato con la commissione durante la discussione…». Il progetto di questo romanzo – che indaga sugli scenari più oscuri della vicenda, con una ricostruzione inedita dei fatti – girava nella testa di Alessio almeno da dieci anni. La vita della sua famiglia, del resto, è stata stravolta dallo tsunami mediatico del mostro.

«Ero alle elementari, quando mio padre assunse l’incarico. Improvvisamente diventò uno degli uomini più famosi d’Italia. Da una parte mi sentivo felice: il babbo era il mio mito. Dall’altra cominciarono situazioni spiacevoli: venivo messo da parte dai compagni di scuola e guardato con diffidenza dagli insegnanti. Dopo le medie, per sicurezza, dovetti iscrivermi ad una scuola privata. Per tutti Pacciani era il colpevole e mio padre, che lo difendeva, un altro mostro». Alessio ha successivamente seguito le orme del genitore: «Dal 2012 al 2017 ho portato avanti lo studio di famiglia, poi ho preso la mia strada…». Ma quell’ossessione per i sette duplici omicidi che sconvolsero il Paese e crearono il mito del primo serial killer italiano non lo ha mai abbandonato. Così come l’idea della pista esoterica: «La storia scritta da me e Alessandro è romanzata, ma parte dagli archivi di mio padre. Lui era convinto che Pacciani fosse un mostro nella vita privata, ma che avesse un ruolo marginale nei delitti, a suo avviso commissionati da sette nate da degenerazioni della massoneria. Ho approfondito a mia volta le indagini sui rituali: credo che avesse ragione, Pacciani era un palo, altrimenti nelle sue perversioni non avrebbe resistito a violentare le vittime».

Insomma, per citare Solone: la giustizia è come una tela di ragno, trattiene gli insetti piccoli mentre i grandi la trafiggono e restano liberi. Proprio per questo, il romanzo non è incentrato su Pietro Pacciani, ma su altre figure (i due autori hanno utilizzato nomi fittizi) che hanno orbitato intorno agli assassinii: «Ho avuto modo di conoscere personalmente Pacciani – racconta Alessio – Andai con mio padre, da piccolo, alla sua casa di San Casciano, quella del famoso ritrovamento del proiettile. Era un contadino ignorante, che viveva in un contesto fatiscente. Ricordo che mi chiese se volessi dei biscotti e risposi subito di no. Avevo letto delle sue violenze alle figlie: mi inquietava». Il romanzo – pubblicato da Aiep editore – verrà presentato dai due scrittori alle Murate, lunedì 2 agosto alle 18,30: «Il sottotitolo del libro – conclude Alessio – è: i mostri di Firenze…». Una scelta, come nel caso del titolo in copertina, non casuale…

 

https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/21_luglio_15/mostro-firenze-libro-figlio-dell-avvocato-pacciani-rilancia-l-ipotesi-mandanti-1133870a-e589-11eb-aad0-f10b6becac96.shtml

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