Anna ci ha lasciati

Il ricordo della redazione della rivista

 

Ci ha lasciati, la mattina della Vigilia di Natale, la nostra amica e collega Anna Vanzan.

Iranista ed esperta di questioni di genere nell’islam, si era laureata in Lingue orientali alla Ca’ Foscari per poi conseguire un dottorato in Near Eastern Studies alla New York University. Scrittrice instancabile, aveva insegnato in diversi atenei ed era membro del comitato scientifico di numerose riviste: «Quaderni Asiatici», «Acta Turcica», «Journal of Shi’a and Islamic Studies», «Altre Modernità» e «Pakistan Journal of Women’s Studies».

Faceva parte anche della Associazione “Afriche e Orienti” ed è stata tra i fondatori della omonima rivista, nata tra il 1998 e il 1999. Ne è stata una degli animatori più entusiasti e, accanto a Corrado Tornimbeni, ha ricoperto il ruolo di capo redattore, dal 2003 al 2007, rimanendo poi nel comitato redazionale ed editoriale.

Sarebbe impossibile elencare tutti i saggi, i libri e gli articoli di Anna, ma vogliamo ricordare innanzitutto qui i suoi contributi per «afriche e orienti».

Per la rivista si è occupata di forme d’arte letteraria e cinematografica della regione mediorientale e migrante, di politiche di genere e non solo dell’Iran, e di islam politico, in particolare di quello iraniano di cui era profonda conoscitrice, lavorando per diverse rubriche della rivista, come le Cronache (ricordiamo: “Iran: democrazia di facciata e pratiche di resistenza sociale” in 2/08 e “La lunga onda verde dell’Iran” in 3-4/09), o i Focus (ricordiamo in particolare “L’evoluzione culturale dell’Iran post-rivoluzionario”, a sua cura nel vol. 3/99) o le rassegne bibliografiche, cinematografiche e le recensioni. Anna Vanzan ha contribuito generosamente a diversi dossier con “Cinema iraniano, ovvero East is (not) East” (per il dossier Comunicazione, immagine, linguaggi, 1/2000), “La crisi in Afghanistan e Asia Centrale, e Interessa ancora Bin Laden?” e “Donne d’Iran e la guerra tra Afghanistan e occidente”, (per il dossier La crisi in Afghanistan e Asia Centrale, 1/2002); o, ancora, “La cultura della vendetta. Guerra e letteratura in Afghanistan” (nel Dossier Scritture dei conflitti 4/2004-1/2005), e ha curato con Renata Pepicelli il dossier I movimenti delle donne in Nord Africa e Medio Oriente: percorsi e generazioni “femministe” a confronto 1/2016, scrivendo “Women at work: la lotta delle iraniane e i nuovi femminismi locali”.

Tra le monografie, si ricordano qui Donne d’Iran tra storia, politica e cultura, edizioni Aseq IPO, 2019; L’Islam visuale. Immagini e potere dagli Omayyadi ai giorni nostri. Edizioni Lavoro, 2018; Diario Persiano. Viaggio sentimentale in Iran, Il Mulino, 2017; Primavere rosa. Rivoluzioni e donne in Medio Oriente, Libraccio, 2013; Donna e giardino nel mondo islamico, Pontecorboli, 2013; Che genere di islam. Omosessuali, queer e transessuali tra shari’a e nuove interpretazioni (con J. Guardi), Ediesse, 2012; Donne di Allah. Viaggio nei femminismi islamici, Bruno Mondadori, 2010; Figlie di Shahrazàd. Scrittrici iraniane dal XIX secolo a oggi, Bruno Mondadori, 2009; La storia velata. Donne dell’islam nell’immaginario italiano, Edizioni Lavoro, 2006, che aveva vinto il premio letterario internazionale Feudo di Maida nel 2006.

Tra le centinaia di saggi e articoli in italiano e inglese, di cui si trova traccia nello stesso blog di Anna Vanzan, ne ricordiamo qui solo alcuni tra i più recenti: 

“Women, the Qur’an and the Power of Calligraphy in Contemporary Iran”, in Approaches to the Qur’an in Contemporary Iran, ed. A. Cancian, Oxford University Press, 2019; “Estremismo nella letteratura persiana? Breve excursus nell’(anti) ğoluv contemporaneo”, in Estremismo e radicalismo, la ragione del dialogo. A cura di C. Cereti, Treccani, 2019; “Queering Islam: accommodating transsexuality and religion in the Islamic Republic of Iran”, in Diversidad sexual y sistemas religiosos.Diálogos trasnacionales en el mundo contemporáneo/Sexual Diversity and religious systems. Transnational dialogues in the contemporary world, Martin Jaime ed. Lima: CMP Flora Tristán/UNMSM, 2017, pp. 235-248; “Oltre il D.a.e.sh. Come le donne dell’Islam rispondono alle violenze”, in Catania-Vaccari (a cura di) Donne in guerra. La violenza di genere dal primo conflitto mondiale all’ISIS, Cierre, 2016; “Veiled Politics: MuslimWomen’s Visibility and Their Use in European Countries’ Political Life”, in «Social Sciences», 2016, 5, 21; “Queer Iran. Come conciliare transessualità e religione nelle Repubblica Islamica d’Iran”, in «DAIMON» 2015; “Rivoluzioni e genere in Medio Oriente: sfide, pericoli e (qualche) risultato”, in «Postfilosofie», marzo 2015; “Il cinema come campo di battaglia. Cineaste iraniane e i conflitti con l’Iraq e in Afghanistan”, in «Storia delle Donne», 10/2014; “The Popularization of Art in Late Qajar Iran: the importance of class and gender”, in «Quaderni Asiatici», 106, 2014; “Ciador art: Neo Orientalismo e repressione”, in «Mondi Migranti» 1/2014; “Family Law in Post Revolutionary Iran. Closing the doors of ijtehad?” in E. Giunchi (a cura di) Adjudicating Family Law in Muslim Courts, Routledge, 2014; “From the Pen to the Rotary Press: Women Book Publishers in Post- Revolutionary Iran”, in Cultural Revolution in Iran, a cura di A. Sreberny e M. Torfeh, IBTauris; “Between the Rosary and the Qur’an. The cooperation between Catholic women and Islamic Feminists in Italy”, in Omaima Abou-Bakr (a cura di) Feminist&Islamic Perspectives. New Horizons of Knowledge and Reform, The Women and Memory Forum, Cairo, 2013; “Traveling translations and orientalism in reverse. Persian (homo) erotic literature and its translations into Western languages”, in «Komunikacija i kultura», 1, 2013; “Weaving with Needles and Pens: Sufism, self-affirmation, and Women’s Poetry in the Indian sub-continent”, in «Pakistan Journal of Women’s Studies: Alam-e-Niswan», 20, 1, 2013; “Lo sguardo dell’Altra. Donne dell’islam e nuovi femminismi orientalisti”, in «Altre Modernità», 8/2012; “The Paediatric Treatise of a Fatimid Physician: Ibn al-Jazzar’s Kitab Siyasat al-Sibiyan”, in «Journal of Shi’a Islamic Studies», V, 2, 2012; “The Women of Allah: a personal Journey through Islamic Feminisms”, in «Alam-e niswan» 19, 1, 2012.

Scriveva quindi su temi diversi – dalla condizione femminile, all’attualità politica, a questioni religiose, all’omosessualità -, e lo faceva con una combinazione di arguzia, levità ed erudizione.

Nel 2017 ha ricevuto il premio nazionale MIBACT alla carriera per il lavoro di traduzione dal persiano e la diffusione della cultura iraniana in Italia.

Ha tradotto, infatti, più di 20 romanzi, facendosi ponte col nostro paese dell’universo culturale iraniano e dei suoi cambiamenti con raffinata sensibilità. Per i tipi AIEP, Anna Vanzan ha tradotto Donne senza uomini di Shahrnush Parsipur (2000) e il romanzo Perduti nella fuga, di Mohammed Asaf Soltanzade (2004) che costituisce ancora uno dei rari testi di letteratura afgana tradotti nella nostra lingua.

Ci mancherà la bella personalità di Anna: era appassionata, spiritosa, curiosa, generosa, disinteressata, e raramente si lamentava dei torti subiti e delle delusioni. Della sua malattia aveva raccontato poco; era riservata ed orgogliosa, e sicuramente non aveva voluto “disturbare”. Fino all’ultimo ha scritto. Quest’anno sono uscite due sue ottime traduzioni: La civetta cieca di Sadeq Hedayat, con Carbonio Editore e Mio zio Napoleone, di Iraj Pezeshkzad per i tipi Brioschi (Collana: GliAltri) e ha scritto l’articolo “Paggi, coppieri e imberbi: gli effeminati nella cultura persiana”, che uscirà nel primo numero del 2021 sulla rivista «Storia delle Donne».

 

Elisa Giunchi e Cristiana Fiamingo,
(27 dicembre 2020)