Ualalapi, simboli magici di una cultura poco nota

È il tredici marzo del 1896. Il piroscafo ‘Africa’ getta l’ancora nel Tago. Decine di imbarcazioni a remi e a vela si affollano attorno al vapore. I lisbonesi hanno trascurato le loro occupazioni per accalcarsi sul molo: aspettano, avidi di curiosità, lo sbarco di Ngungunhane, imperatore di Gaza”: l’introduzione di Vincenzo Barca, anche ottimo traduttore del libro, ci porta immediatamente nel cuore di una storia di colonialismo, di guerra, di rapina di un’Africa che Ungulani Ba Ka Khosa – mozambichiano nato nel 1957 da madre sena e padre changana – racconta attraverso la voce di personaggi che furono al vertice di quella società e di sconosciuti abitanti di poveri villaggi.

La storia di Ngungunhane, imperatore di Gaza, e di Ualalapi, il guerriero che uccidendone il fratello gli permise di prendere il potere e di regnare fino al momento della cattura e dell’esilio, si intrecciano con le leggende, la stregoneria, un caleidoscopio di storie e di storia del Mozambico del XIX secolo.

“Per lo più voci del popolo, che intervengono a prestar soccorso, a proporre dubbi, perché la memoria deve alimentarsi dei frammenti conservati da tanti per potersi dire collettiva [e] le fonti storiche portoghesi, che sfoggiano, a titolo di timbro autenticatorio la firma di chi le ha redatte”, scrive ancora Barca, sono la struttura del racconto.

Parole attraverso le quali conosciamo le guerre locali e coloniali, i disastri del colonialismo e del postcolonialismo, le affinità tra vicende lontane più di un secolo e quelle dei nostri giorni: dalla spettacolarizzazione della cattura del “tiranno” alle guerre di “pacificazione”.

“Ualalapi” è un libro che ci porta anche a conoscere un paese lontano e una cultura poco nota, piena di simboli arcaici, di personaggi fantastici, di storie che fanno parte della cultura di una popolazione che ha saputo dare alle parole un valore e un fascino particolari e accattivanti.

gabriella bona