Francesco Pompeo – "Esporre l’indicibile: politiche dell’emozione morale nei memoriali ruandesi"

Abstract

Il post-genocidio ruandese interpretato come regime di storicità vive la dialettica tra la narrazione del passato come spazio di riformulazione dell’identità nazionale e le nuove retoriche che intendono orientarne il difficile presente in uno scenario globalista. Questa riconfigurazione dello spazio politico ha assunto il “dovere di memoria” preservando i siti dei massacri e realizzando un complesso dispositivo, con la creazione di una liturgia commemorativa e di una ritualità, attraverso la ricerca dei cadaveri dispersi e la loro riconsacrazione, fino ad una monumentalizzazione dei luoghi. La prospettiva etnografica evidenzia il carattere non accidentale di questa produzione di spazi della memoria: in un paese in cui ogni scenario di vita si è trasformato nel teatro degli atti più sanguinari si è realizzato un processo di patrimonializzazione negoziando dei richiami simbolici nazionali – è il caso dei sei memoriali maggiori (Gisozi, Ntarama, Nyamata, Nyarabuye, Murambi e Bisesero) – ma anche confronti e mobilitazioni locali, con centinaia di siti talora a carattere informale. Aldilà delle differenze il processo ha convocato drammi individuali e familiari su di una scena pubblica per riproporre l’evocazione dell’orrore e l’evidenza della morte violenta, secondo una “politica dell’emozione morale” che è non priva di problematicità e contraddizioni.