Federica Guglielmo "Legittime Memorie. Commemorazioni, Trauma e Identità a 20 anni dal genocidio"

Abstract

 

Secondo le statistiche ufficiali del Ministero della Salute rwandese, in conseguenza del genocidio del 1994 oltre il 26% della popolazione soffre di disturbo da stress post-traumatico, definito in kinyarwanda in base ad un duplice quadro sintomatologico. La sua espressione cronica, caratterizzata da depressione, sbalzi d’umore e il ritiro dalle interazioni sociali, prende il nome di ihungabana; episodi allucinatori acuti e convulsioni, invece, rientrano nella definizione di ihahamuka. La duplice forma del disturbo, però, non è l’unica peculiarità riscontrabile in Rwanda in quanto, tra le malattie mentali riconosciute, il disturbo da stress post-traumatico è l’unico avulso da stigma sociale. Piuttosto che socialmente pericoloso, gli individui affetti da trauma sono considerati per trasmettere la memoria del genocidio e delle sue vittime innocenti. Sebbene tale passato traumatico sia condiviso da tutti i rwandesi, la diagnosi emerge come indipendente dall’esperienza, legata invece alla propria appartenenza etnica.

Questo saggio analizza la percezione e produzione della memoria del genocidio – individuale e collettiva – all’interno di un sistema simbolico che la interpreta in termini di pratica morale, concentrandosi sui sistemi di significazione che ruotano attorno alla diagnosi. Attraverso esempi etnografici, si espone il legame tra quadro nosologico e status sociale, mostrando come l’adozione della categoria biomedica di disturbo da stress post-traumatico per conto del Governo sia impiegata nella costruzione di un’identità di vittima di tipo esclusivista (Ballinger 2004), basata sulla dicotomia vittime/carnefici a sostituzione dell’etnia. La memoria, quindi, dialoga con un processo di disciplinamento, addomesticata attraverso una convalida di sintomi su base politica e morale, favorendo la costruzione di identità che ruotano unicamente intorno al genocidio.