Il modello del nuovo Stato in Africa

Questo volume doppio di “afriche e orienti” trae spunto dal colloquio internazionale “Practices of the State in Africa: Contested Social and Political Spaces”, che si è tenuto a Napoli, presso il Rettorato dell’Università degli Studi di Napoli “l’Orientale”,  sul tema “Stato, pluralità e cambiamento in Africa”. L’intenzione del colloquio era quella di interrogarsi, con studiosi internazionali provenienti da diverse aree geografiche e disciplinari, su come gli attori, gli spazi e le pratiche riconfigurino lo Stato post-coloniale in Africa, analizzando il potere, che governa la conflittualità politica delle realtà locali, nella sua dimensione relazionale. La ristrutturazione dello Stato africano costituisce infatti un paradosso dei processi della governance neoliberale, soprattutto a livello locale, dove si riconfigura attraverso pratiche quotidiane che rafforzano ed espandono la sua presenza e influenza, ma ne evidenziano anche la sua porosità e debole sovranità.

Indice:

  • DOSSIER LE PRATICHE DELLO STATO IN AFRICA: SPAZI SOCIALI E POLITICI CONTESTATI a cura di Antonio Pezzano
  • Introduzione. Le pratiche dello Stato in Africa: spazi sociali e politici contestati Antonio Pezzano
  • La cultura burocratica di uno Stato africano Jean-Pierre Olivier de Sardan
  • L’utilizzo dello Stato: discorsi e pratiche sull’erogazione di servizi in Sud Sudan Sara de Simone
  • Corruzione, ideologia e neutralità: cosa può dirci la corruzione sulla forma dello Stato. Il caso del Sudafrica Ivor Chipkin
  • Conflitti fondatori e frontiere nazionali in Marocco. Per un approccio discreto alla statualità Irene Bono
  • “Diritto di fatto alla città”. Soggettività dei cittadini sfollati o ricollocati e riordino neoliberale dello spazio a Città del Capo e Lomé Marianne Morange, Amandine Spire
  • La governance asimmetrica del commercio informale nel centro di Johannesburg Antonio Pezzano
  • L’ideologia neoliberista e lo “sviluppo” delle città africane: il caso del mercato di Kisekka (Kampala, Uganda) Anna Baral, Luca Jourdan
  • Situare la “città futura” africana. Spazialità del potere e dislocazione della politica nei margini urbani in una prospettiva gramsciana (Nouakchott, Mauritania) Riccardo Ciavolella, Armelle Choplin
  • La discarica di Dakar e i recuperatori di rifiuti. Marginalità urbana, produzione di valore ed etica del lavoro Raffaele Urselli

 

 

Donne dell’Islam protagoniste della democrazia

(Quello che è certo, dunque, è che le donne con il loro impegno nel costruire nuove forme di organizzazione e aggregazione, sono in prima linea nel tracciare la via verso il raggiungimento di una piena cittadinanza.)

Silia Galli sulla prestigiosa rivista ‘Reset’ diretta da Giancarlo Bosetti, recensisce l’ultimo numero (1/2016) di “Afriche&Orienti” che propone un dossier dedicato ai movimenti delle donne in Nord Africa e Medio Oriente.  Un tema molto interessante poiché sono spesso le donne a muovere i processi di cambiamento nelle aree in cui l’Islam rappresenta la cultura di riferimento. L’articolo mette in evidenza come i movimenti femminili, anche se spesso protagonisti delle lotte, non pongono al centro dei loro contenuti le condizioni di genere, ma i diritti delle intere società. Scrive a proposito Silia Galli: “…il ruolo e la presenza femminile e giovanile in prima linea all’interno dei movimenti di contestazione e dissenso politico hanno sfidato e, in qualche misura, sovvertito l’ordine politico costituito di alcuni paesi dell’area” e, citando il saggio di Anna Vanzan, continua: “…durante la recente ondata rivoluzionaria che ha sconvolto la regione mediorientale “le donne, nonostante la loro cruciale presenza nelle piazze e nelle fasi della transizione, sembrano partecipare soprattutto come cittadine, ovvero senza articolare le proteste in una vera e propria cornice di genere”.

Come afferma una giovane attivista marocchina, durante un’intervista, alla Prof.ssa Pepicelli: “non abbiamo bisogno di domandare, di scrivere, di trattare la donna in un contesto a sé stante, separato dalla società. Quando si dice democrazia automaticamente si parla di cittadini, donne e uomini, tutti uguali davanti alla legge”.

Questo tipo di approccio contribuisce a capire nel profondo culture che, da un’analisi superficiale, appaiono invece unidirezionli e monolitche. Del resto la Galli intervistando nel 2016 Renata Pepicelli, metteva in evidenza come l’Islam sia molto diverso non solo nei Paesi, ma anche nei contesti sociali, in cui si manifesta. “L’Islam – scrive la Galli – è molto diverso … perché appunto la religione negli anni e nei secoli si è fortemente commista a quelli che erano le tradizioni, gli usi locali, le storie nazionali”.

Land reform and customary authorities in contemporary Malawi

Land reform and customary authorities in contemporary Malawi

Davide Chinigò

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Land in rural Africa performs a wide range of social, political, and economic roles. The relationship between statutory and customary law in determining land policy reforms reflects broader restructuration of political power and authority and configures dynamics state building, as well as the negotiation of national and local citizenship. This article addresses these issues in the case of Malawi where discussions over the role of customary authorities in land administration and management was a prominent feature of the land reform process undertaken since the mid-1990s following the transition to multiparty democracy. The article reconstructs the political and social context of land policy reform in Malawi in the last twenty years, and locates the Malawian case in the broader literature about land policy reform in Africa in order to highlight specificities, as well as common trends. I argue that customary rule in Malawi still plays a very relevant role in national and local decision-making processes, this being embodied by the current political impasse preventing the enactment of the land legislation. The analysis of the policy reports of the different land committees that followed one another for about twenty years since 1996 prove that the powers granted to customary authorities have considerably increased throughout time, and hence highlighting that the chiefs have been very successful as a lobbying group.

Land Law, Power, Rural Development in post-Independence Mozambique

Land Law, Power, Rural Development in post-Independence Mozambique

João Carrilho and Uacitissa Mandamule

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The development of land administration and management policies follows the movements and internal power struggles occurring during the regimes. At the centres of these powers there are struggles that delay, accelerate, influence, destabilize the policy-making process and the consolidation of land regimes. Currently, the design of land management and administration policies in Africa has been influenced by a reinterpretation of the relationship between the political regime, the land regime and the labour regime according to (neo) patrimonial logic where personification and centralization of power around the elites that integrate the power systems, stand as a bigger concern. Confronting these discourses, land administration and management policy options and models have been debated to ensure the rights of individuals and communities and promote rural development. Questions arise as to the level (central or local) these should be located and / or organized. This article intends to recall how the historical background and the current narratives relate to decentralization and the relationship between the law and customary norms in view of improving of land management in post-Independence Mozambique.

The role of land policies, land laws and agricultural development in challenges to rural livelihoods in Africa

 

Pauline E. Peters


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Considering “agrarian policies and rural transformation” in Africa requires careful attention to patterns of access to, use of, and authority over land. The legacy of colonial policies on land interacts with current processes of rising socio-economic inequality, increasing land scarcity and conflict over land. It is within these conditions that land reforms and programmes of agricultural development, usually in the name of a “green revolution”, as well as an accelerating trend towards land appropriation by both foreign and national agents must be understood. A brief consideration of colonial policies and practices on land and agriculture is followed by an assessment of current “green revolution” programmes, and of the widespread “land rush” across Africa. I conclude that these circumstances pose a growing threat to small- and medium-scale productive use of land and landed resources and facilitate displacement and dispossession of those users from land considered, whether legally or conventionally, as “customary” and “common”.

The Future of Agriculture in Zimbabwe?

The Future of Agriculture in Zimbabwe? The expansion of contract farming and its impact on smallholder income and production

Gareth D. James

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Private-led contract farming arrangements appear to be growing in significance in Zimbabwe. Since 2009, following the dollarisation of the economy and re-liberalisation of markets, opportunities for small-scale farmers to engage in contract farming have increased markedly, and the government has expressed its enthusiasm for extending the practice as widely as possible. However, there has been very little research on the expansion of private-led contract farming during this period to date. This article therefore presents an account of the emergence and expansion of contract farming, which has unfolded in two “waves” since 1980. It examines smallholder participation in contracts for tobacco and cotton and presents some preliminary findings on the extent to which contracts improve access to inputs, as well as comparing the means of crop income and yields for contract versus non-contract growers. The data appear to show significantly higher incomes and tobacco yields for contract growers, but no significant difference in yields when it comes to cotton production. While the article represents an important first step towards a better understanding of smallholder participation in contract farming in Zimbabwe, a number of unanswered questions remain. The final section of the paper highlights some of these questions and makes recommendations for future research.

I movimenti delle donne in Nord Africa e Medio Oriente

Le recenti trasformazioni politiche, economiche, sociali e i conseguenti movimenti di protesta che le hanno accompagnate hanno segnato una nuova tappa nella storia del movimento delle donne nella regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa). Negli ultimi anni si è assistito ad un indiscutibile crescita della soggettività politica delle donne, dentro e fuori i tradizionali spazi femministi.

Le sollevazioni e le rivoluzioni del periodo definito, non senza difficoltà terminologiche, delle “Primavere arabe” – così come l’Onda Verde in Iran prima, e il movimento turco di “Gezy Park” dopo – hanno mostrato un’alta presenza di donne nei movimenti di protesta e allo stesso tempo nuove forme di impegno giovanile che hanno riconfigurato l’attivismo delle donne e le relazioni tra generazioni di attivisti. All’interno di piazze, strade, organizzazioni politiche, e più in generale della sfera pubblica – online e offline – le relazioni tra i generi si sono andate ridefinendo e nuove cartografie femministe sono emerse. Questa nuova soggettività politica delle donne è il prodotto di una lunga storia di lotte femministe nella regione. …

 

I saggi qui raccolti danno conto di questi differenti approcci, concentrandosi a raccontare specifiche esperienze del movimento delle donne, senza però perdere di vista la pluralità di percorsi che caratterizzano le rivendicazioni delle donne nella regione. Essi spaziano geograficamente dal Marocco all’Iran, dalla Tunisia alla Turchia e all’Egitto. Mentre, da una prospettiva storica e sociologica, i contributi tratteggiano le caratteristiche di specifici movimenti, essi restituiscono l’immagine di una regione plurale e in movimento. Il filo conduttore che tiene insieme i diversi saggi è il tema del confronto tra differenti generazioni di attiviste e diverse forme dell’azione politica delle donne. Si tratta di un confronto che si caratterizza a volte per elementi di continuità, a volte per elementi di rottura. La dimensione generazionale, dunque, e la specifica attenzione all’emergere di un nuovo attivismo giovanile nella regione all’interno delle sollevazioni dell’inizio del secondo decennio di questo secolo sono gli elementi che attraversano tutti i saggi. Scopo di questo dossier è comprendere in una prospettiva comparativa come si sono evoluti i movimenti delle donne e come si caratterizza oggi l’attivismo giovanile delle donne…  (dall’introduzione di Renata Pepicelli e Anna Vanzan, curatrici del dossier)

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Multiparty Politics, Poverty and the Unsolved Rural Question in Zambia

(di Arrigo Pallotti) (abstract)

Zambia indipendent day

This essay investigates the historical and political roots of the long-term marginalization of the rural areas within Zambia’s political economy and shows that the high expectations that accompanied Zambia’s double transition to multiparty politics and market liberalization in the early 1990s were largely frustrated by the stagnation of the economy during Chiluba’s presidency, and by the persistence of high poverty rates within a context of strong economic growth during the last decade. While soon after independence the government neglected the development of the rural areas, in the first half of the 1970s Kaunda and UNIP resolved to stimulate the growth of agricultural production, but their efforts paradoxically deepened the rural-urban development gap. Archival evidence shows that in the mid-1970s, when Zambia was hit by a serious economic crisis, the confusion concerning the goals and priorities of the rural development policy hampered policy-makers, and severely limited the effectiveness of the new rural development programs implemented by the government. Since the early 1980s the latter set in motion a process of gradual liberalization of the agricultural sector and removed producer and consumer subsidies. While large-scale commercial farmers benefited from the economic reforms by increaseing the production of highly profitable non-traditional export crops, small farmers found it difficult to adjust to the new economic dispensation, due to the increase in input prices, the lack of credit in the rural areas and the dodgy business practices of private traders. Within the context of the neoliberal development policy pursued by the Zambian government in the last two decades, state initiatives aimed at supporting smallholder agriculture have been highly fragmented and their benefits have disproportionally accrued to the better-off peasants. The essay argues that the unsolved rural question and the widespread economic and social marginalization in the urban centres opened the way to the electoral victory of Michael Sata and the PF in 2011. In spite of his demagogic electoral promises, Sata did not adopt a new and alternative economic policy, but continued to implement the neoliberal development strategy formulated by his predecessor Rupiah Banda. In addition, Sata undermined the autonomy of the judiciary, the media and civil society, and harnessed the opposition parties. During Sata’s presidency the economic marginalization of Zambia’s smallholder agriculture continued unabated. This, together with the persistence of widespread poverty, highlights the contradictions of a democratization process that not only seems still far from consolidation, but that the persistence of high poverty rates makes all the more unpredictable.

 

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